Libri

 

Droga - Poesie

(2010)

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Testi di ampio respiro, pensati come monologhi e contraddistinti da una scrittura magmatica, esorbitante, ossessiva, percussiva ma soprattutto, con le sue allitterazioni caustiche, libera, anarchica e menefreghista e, come sua ratio e somma giustificazione, assolutamente teatrale. Poesie che siano suono più che parola.

Recensione su Imperfetta Ellisse.it

 

Manicomico - il cronico manicomio comico del miracolo della sofferenza comica

(2015)

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"Non c'è niente di più comico dell'infelicità". L'autore sembra partire da questa affermazione di Samuel Beckett per giocare la sua partita con il lettore, una sfida che oscillerà tra il thriller pulp, la poesia satirica e la tragedia, incontrando serial killer, ninfomani, infermieri violati, fratelli maledetti e tu... personaggio protagonista di una galleria di ritratti grotteschi, emblematici e densi di vita non comune, paradossalmente orrendi e comici. Il lettore si ritroverà quindi a ridere della sofferenza, a rimaner sorpreso dai continui colpi di scena, in un gioco divertito e onirico con i dogmi della cristianità e a rileggerli sotto una nuova prospettiva storica, trascinato in antiche responsabilità e vendette... sino al risveglio di strane identità...

 

Il Totem Ba - comico dramma in due atti

(2016)

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Il Totem BA è un testo teatrale che mescola paradosso, tragicità e satira; la peculiarità estrema di due “gemelli siamesi” con l'universalità dell'omologazione del diverso; è il Totem che moltiplica i ragionamenti, le possibilità delle differenze e della dualità; lo scatenarsi delle istituzioni contro l'individuo, che debole e incerto sulla sua identità ne diventa ostaggio. è il grido d'aiuto di chi, recluso, sostiene il peso di una diversità imposta.

“Il primo atto l'ho scritto tra il 1997 e il 1998, mentre attendevo nei corridoi d'ospedale che mia moglie Allegra facesse tutti gli accertamenti per la gravidanza, atto unico che andò per la prima volta in scena a Bologna, lo stesso anno che nacque Ida. L'idea è per l'appunto nata in una sala d'aspetto romana, dove, poco sopra una panca, c'era un cartello che riportava la scritta “riservata ai feti deformi”. Il Totem è scaturito dalla rabbia e dal disgusto per quel che sottendeva quella scritta: pietà violenta e discriminazione edulcorata. Dovevo reagire, tirare fuori quel che avevo visto tante e tante volte nella mia giovinezza, quando lavoravo con i “diversamente abili” e odiavo gli ugualmente abili che si prodigavano nell'usare la differenza. Il secondo atto invece l'ho scritto nel 2005, attingendo dalle conversazioni domestiche tra me e la Fiore, dalle parole divertenti e conflittuali che

 scaturivano nella nostra convivenza. Racconto i contesti, perché il Totem BA ha attraversato quasi vent'anni della mia vita e ne ha dettato il contrappunto trasformandosi di volta in volta; così anche nel 2014 vi ho rimesso mano, che è poi il testo che qui pubblico ancora un po' ricucito, ma in realtà ancora oggi, per la messa in scena nei festival o altro, continuo a tagliare in veste di “regista” alcune scene e aggiusto un po' il tutto assecondando le possibilità produttive e sceniche e le “aggiunte” fatte dagli attori come la Baldeschi e il Muzzi, che si sono divertiti a “giocare”; così come la versione in inglese, che segue quella italiana in questa edizione, differisce in diversi punti, perché tradotta nel 2007 da Solveig Steinhardt da una delle tante rivisitazioni per qualche teatro povero... L'idea che rimane è comunque quella di sostenere la molteplicità dell'individuo e il suo diritto alla diversità, ovviamente negandola.”

Michelangelo Ricci